Io non lo so se Antoni Gaudí soffrisse di autolesionismo, quello che so è che il gioco da tavolo fa di tutto per farsi del male da solo! La buona notizia è che, nonostante questi tentativi, quello che resta è un bel gioco. Parto subito da una panoramica su come funziona e da tre meccaniche che mi sono piaciute davvero tanto, poi parliamo dei difetti (che alla fine è uno).
Come si gioca a Gaudí
Gaudí è per un massimo di 4 giocatori. Al centro c'è un percorso circolare su cui ognuno muove la propria pedina, il candeliere. Io lo chiamo, forse un po' impropriamente, "rondellone", perché mi ricorda una rondella molto grossa, ma alla fine è una torta tagliata in spicchi. Al proprio turno sposti il candeliere in senso orario di quanti spazi vuoi, scegliendo fino a quale spicchio arrivare per sfruttarne le caselle azione. Chi si spinge più avanti degli altri fa sia l'azione matita sia l'azione martello; chi è in seconda, terza posizione e così via ne sceglie una sola. Le matite servono a raccogliere tessere mosaico (i trencadis) o carte dal mercato, oppure a giocare le carte. I martelli potenziano le matite e danno altre opzioni di gioco.
Le tessere vanno sulla plancia personale in gruppi collegati dello stesso colore e sono la colonna portante dell'economia di gioco: non si spendono e non si rimuovono. Conta la loro semplice presenza, in quantità, forma o colore, come prerequisito per giocare le carte o avanzare sui camini, che sono dei mini tracciati sulla plancia personale che danno bonus. Carte e camini sono divisi in 3 categorie: Natura, Catalogna e Religione. Le carte natura attivano i loro effetti ogni volta che ne aggiungo una, riattivando anche quelle già giocate. Quelle Catalogna si risolvono a fine round, ma solo se arrivo completo il giro del rondellone. Quelle religione pagano a fine partita, un po' come dei contratti. La partita dura tre round e i punti si segnano separatamente su tre tracciati Natura, Catalogna e Religione. A fine partita considero solo i due su cui sono più indietro, poi aggiungo i punti dei gruppi di trencadis più numerosi, escludendo il gruppo più grande.
Cosa mi è piaciuto
Il rondellone è la cosa che ho preferito: crea una piacevolissima tensione sia durante le mie scelte sia per il fatto di dover essere sempre attento per seguire quelle fatte dagli altri. L'interazione resta indiretta, ma la posizione del primo giocatore ti mette davanti a un bivio: salto spicchi che magari mi interessano per fare azioni in più, o me la prendo comoda e faccio tutto quello che mi serve un'azione alla volta? Chi arriva a fine tracciato fa partire una specie di countdown per la fine del round, quindi prendersela troppo comoda può non essere la scelta migliore. Per me è il rondellone è promossissimo.
Il secondo elemento è l'attivazione delle carte. Sovrapporre le carte per sommare i loro effetti non è niente di nuovo, l'originalità sta nei tre tempi diversi di attivazione, che ti costringono a ragionare sempre a tre velocità. La mezza meccanica in più è l'eliminazione del tracciato più alto in fase punteggio, che ti obbliga a restare omogeneo nel totalizzare i punti tra Natura, Catalogna e Religione. Queste tre cose si integrano a vicenda in modo molto naturale e riuscitissimo.
Dove si fa male da solo
Il problema, per me, è ergonomia e colpo d'occhio. Quando ho preso in mano la scatola e ho guardato il retro, ho avuto l'istintiva sensazione di un gioco complicato e macchinoso. Credo con questo gioco Dani Garcia abbia anche voluto creare una dedica appassionata a Gaudí e al suo stile, ma per inseguirne l'immaginario si è complicata inutilmente la resa sul tavolo: forme irregolari, trencadis, disposizione degli elementi e di alcune icone. Il risultato non dà un'idea di razionalità e ordine, ed è difficile guardare il tabellone con la sensazione di avere tutto sotto controllo. Accetto l'obiezione che sia questione d'abitudine, perché già alla seconda o terza partita leggi il tabellone con naturalezza. Però i giochi vengono giudicati dalla prima immagine e, nel migliore dei casi, dalla prima partita, e questa scelta rischia di spaventare più di qualcuno.
A parte questo, Gaudí l'ho apprezzato davvero tanto: ripensare al rondellone mi fa venire voglia di rimetterlo sul tavolo. E sia che tu vinca sia che tu perda, resta la sensazione tangibile di aver costruito qualcosa davanti a te, con la plancia, le carte, i camini e i trencadis incastrati. Insomma... ti alzi dal tavolo comunque soddisfatto!